Nuove tendenze nei progetti finanziati
Da qualche anno è in atto un cambiamento nel modo in cui vengono regolamentati i progetti finanziati. I soggetti finanziatori, a partire dalla Commissione Europea, puntano infatti a ottenere il massimo risultato dai contributi concessi ai vari beneficiari, in un’ottica di massima efficienza delle risorse stanziate.
I programmi e i bandi definiscono gli obiettivi generali come le politiche di sviluppo, di innovazione, di coesione, di integrazione, di sostenibilità, ecc., mentre i progetti finanziati hanno il compito di far realizzare gli obiettivi generali attraverso la messa in atto di attività e risultati tra loro interconnessi.
Per verificare dunque che venga realizzato quanto previsto nel progetto, gli enti sovventori puntano a misurare con precisione le attività svolte e i risultati attesi. Quindi l’approccio per il riconoscimento del contributo non è più verificare solo se il budget di progetto è stato effettivamente speso, ma è prima di tutto verificare se le attività e i risultati attesi siano stati effettivamente realizzati.
Un tempo, infatti, per ottenere un contributo, bisognava soprattutto dimostrare di aver sostenuto le spese previste a budget. Oggi invece bisogna essere in grado di dimostrare, attraverso specifici indicatori, di aver realizzato tutte le attività previste nel progetto.
Ne deriva dunque che nella presentazione della domanda e dunque del progetto bisogna porre particolare attenzione a tutto ciò che si prevede di realizzare, agli indicatori che vengono utilizzati per la misurazione – KPI – e ai valori che si prevedono di raggiungere. Sbagliare in questo significa rischiare di non vedersi riconoscere in tutto o in parte il contributo previsto in relazione a quanto non è stato realizzato secondo le previsioni. L’approvazione di un progetto si basa infatti sul fatto che quanto presentato nel dettaglio deve essere realizzato e deve portare ad avere gli indicatori di risultato nella misura in cui sono state effettuate le previsioni. È possibile che vi siano delle situazioni intercorrenti che nel corso del periodo di implementazione progettuale possano far deviare rispetto ai valori preventivati. In questi casi è fondamentale interfacciarsi prontamente con l’ente sovventore, normalmente con la figura del project officer, che riconoscerà il contesto e le cause di devianza, rivedendo e ridefinendo gli indicatori di risultato.
Proprio secondo questa tendenza trova giustificazione la modalità di assegnazione dei contributi a lump sum, ossia il riconoscimento degli stessi in un valore predefinito proprio in relazione alle attività svolte. Nel lump sum non è necessario rendicontare i costi del progetto con i giustificativi delle spese sostenute, ma bisogna dimostrare invece di avere realizzato tutto quanto previsto pena il disconoscimento per l’importo di riferimento della parte non portata a termine. I progetti a lump sum hanno anch’essi un budget che viene valutato, negoziato ed approvato da parte dell’ente sovventore, ma nelle fasi di reporting esso serve solo a valorizzare le varie fasi e attività per eventuali tagli nei casi di mancata esecuzione totale o parziale delle attività previste.
Un altro filone che si fa sempre più strada è quello della valutazione di impatto che i singoli progetti sono in grado di generare. I cambiamenti che ciascun progetto si prefigge di realizzare devono essere misurati secondo sistemi di metriche riconosciute, possibilmente da soggetti terzi e indipendenti rispetto ai beneficiari. La valutazione di impatto è già prevista in molti progetti in ambito sociale, a cominciare dai bandi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. È molto probabile, però, che si diffonda anche in programmi con obiettivi generali diversi, ma comunque legati agli effetti più ampi che i progetti producono nei rispettivi contesti di riferimento.
In ultimo vale sempre la pena considerare che i progetti devono avere una propria sostenibilità nel tempo e devono essere in grado di creare effetti moltiplicativi. Anche per questi ultimi aspetti è fondamentale riuscire a dimostrare alla fine del progetto di essere stati in grado di attivare ciò che potrà poi dar continuità e quindi maggior ritorno al contributo concesso da parte dell’ente sovventore.