La valutazione d’impatto sociale nei progetti finanziati

Negli ultimi anni l’economia d’impatto si sta affermando come un nuovo paradigma economico che mette la creazione di un valore positivo per la società e per l’ambiente prima del profitto economico. Ciò può essere considerata un’evoluzione del capitalismo tradizionale, che a differenza del primo valorizza le ricadute sociali e la sostenibilità delle azioni come principi chiave dell’agire economico.

Per poter parlare di impatto è necessario riferirsi a tre concetti chiave che ne guidano l’operato:

  • Intenzionalità: chi investe nell’economia d’impatto deve avere l’obiettivo esplicito di generare un cambiamento sulla società e/o sull’ambiente;

  • Misurazione: l’impatto generato deve essere misurato in modo rigoroso e le misurazioni devono poter essere ripetibili e verificabili anche da altri soggetti;

  • Trasparenza: gli enti che decidono di creare cambiamenti devono essere trasparenti nel loro operato e nel proprio modello di business.

In quest’ottica, anche molti enti finanziatori stanno iniziando a inserire la valutazione d’impatto tra i requisiti per poter partecipare ai bandi e ricevere i relativi contributi.

Un progetto, infatti, per poter essere approvato necessita di dimostrare la propria sostenibilità non solo economica, ma anche ambientale e sociale. Deve inoltre dimostrare che i risultati raggiunti siano sostenibili nel tempo, anche indipendentemente dalla ricezione di ulteriori contributi. Sebbene questi principi fossero richiesti anche negli anni precedenti, oggi la loro importanza è aumentata significativamente.

Diventa sempre più necessario riuscire a raggiungere gli outcome di progetto, dimostrando però che il progetto non si fermi al risultato prestabilito, ma vada oltre, riuscendo a generare un cambiamento durevole nella società. Da qui nasce la necessità, non sempre esplicitata nei bandi, di misurare l’impatto.

Infatti, sebbene non tutti i bandi richiedano espressamente una valutazione d’impatto, viene sempre più spesso richiesto di dimostrare il cambiamento prodotto. Riuscire a farlo senza aver previsto fin dalla stesura del progetto una valutazione d’impatto non è semplice, e in molti casi non è nemmeno possibile.

La valutazione d’impatto prevede infatti delle fasi specifiche che devono essere programmate per tempo, onde evitare l’impossibilità di raccogliere i dati necessari. Partendo dall’intenzionalità espressa di creare un cambiamento, è necessario innanzitutto definire gli obiettivi che si vogliono raggiungere; stabiliti questi, si dovrà pensare alle azioni che possono portare al loro conseguimento.

Parlando di valutazione, è necessario ragionare in termini di:

  • Input: le risorse che metto in campo,

  • Output: i risultati immediati che ottengo a partire dagli input,

  • Outcome: i cambiamenti di medio periodo prodotti dalle attività,

  • Impatto: il cambiamento di lungo periodo generato nella società e/o nell’ambiente.

Una volta definita questa catena di cambiamento, è necessario individuare degli indicatori, qualitativi o quantitativi, che permettano di comprendere se i risultati e il cambiamento previsto siano stati effettivamente raggiunti e in quale misura.

Il metodo sopra descritto, con il procedimento a ritroso da obiettivi ad azioni è chiamato Teoria del cambiamento (Toc), questo non è però l’unico approccio utilizzabile, ad esempio un modello più basato sulla causalità statistica è il Social Return on Investment (SROI). A differenza del primo, questo permette di convertire in valore monetario i benefici sociali e/o ambientali generati, esprimendo il ritorno economico atteso per ogni euro investito.

Questo tipo di valutazione, basandosi su principi e metodologie di tipo statistico, non può essere improvvisato al termine di un progetto nella speranza di dimostrare comunque il raggiungimento dei risultati e ottenere un finanziamento.

Non è infatti possibile dimostrare in modo accurato di aver generato un impatto se non si sono previsti degli indicatori specifici, non sono stati raccolti i relativi dati e/o non si è definita una metodologia di confronto che permetta di comprendere se, in assenza dell’intervento, quel cambiamento si sarebbe comunque verificato.

È importante quindi ribadire che anche per i progetti finanziati non è più sufficiente dimostrare di aver speso il budget previsto e di aver completato le attività programmate. È ormai fondamentale dimostrare di aver creato un cambiamento concreto e misurabile nel contesto in cui si è agito.

Per questo motivo è necessario non aspettare che sia l’ente finanziatore a richiedere espressamente una valutazione d’impatto: questa deve essere prevista fin dalla fase di progettazione, a prescindere dal fatto che venga formalmente richiesta o meno.

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Nuove tendenze nei progetti finanziati